La mostra Anime salve che Elio De Luca presenta nel Refettorio Quattrocentesco di Palazzo di Venezia, segna una tappa decisiva nella storia di questo pittore, da sempre attento alle oscure dinamiche interiori.
La poetica di questo artista verte interamente sul significato profondo della rappresentazione: le sue opere sono espressione non tanto di una dimensione onirica quanto di un’attenta meditazione sui valori più autentici della vita umana.
Le sue figure, così ricche di valori e sentimenti, testimoniano – ancor più in quest’occasione – un’analisi profonda che De Luca ha condotto e continua a condurre nelle ombrose pieghe dell’esistenza.
Tutta la produzione artistica del pittore calabrese, ma da tempo residente in Toscana, s’incentra sul tema dell’ingenuità primitiva, tanto che molta critica ha voluto soffermarsi sul senso di disincanto e di straniamento dal reale che le sue opere emanano.
De Luca cerca e trova una realtà più profonda, quella che nasce dalla consapevolezza interiore, dal sapere quanto la vita umana sia fragile e transitoria.
Sono infatti anime, queste abitate da passioni multiformi, ora «ritrovate», ora «sconfitte», ma anche «incantatrici», «ritrovate», «cercatrici» come indicano le cinque sezioni della mostra.
Le sue opere rappresentano magistralmente i movimenti più intimi dell’animo umano: sono dimensioni spirituali che trovano incarnazione in corpi femminili come in «La buona madre», «L’attesa» o «La stanza della verità».
Quest’ultimi quadri s’impongono all’attenzione dello spettatore non solo per la loro perfezione formale e ricchezza cromatica, ma per la capacità di coinvolgere i sentimenti più profondi di chi osserva.
Il modo illuminante con il quale l’autore le ha dipinte dà conto di una ricerca che s’indovina esasperata nelle suggestioni dei cromatismi diffusi e nondimeno lirici.
De Luca da tempo, pare interessato per lo più alla pietas che nobilita l’esistenza stessa degli uomini. Lo rivelano, apertamente, gli occhi dei suoi personaggi, allargati da una spiritualità che, anche in pittura, è sempre più rara, oggi, da trovare.
Sono lieta, dunque, di rivolgere questo saluto ad un autore dal talento così raffinato, e ad un’esposizione pregevole che non mancherà d’incuriosire ed affascinare coloro i quali la vedranno.